Domande & risposte
Mastoplastica additiva con protesi Faq
Quale accesso chirurgico è consigliabile per insererire le protesi?
Come abbiamo visto gli accessi possibili sono: quello periareolare, quello trans areolare (assai poco usato), quello situato a livello del solco sottomammario e quello situato nel cavo ascellare. I fautori dell’accesso dal cavo ascellare sostengono che sia meno visibile, mentre i fautori dell’accesso periareolare sostengono che sia meno visibile quest’ultimo.
Personalmente preferisco l’accesso a livello del solco sottomammario ( anche se sarebbe giusto parlare di neosolco, perché considerando l’aumento di volume previsto della mammella bisognerebbe mantenersi almeno un cm al di sotto del vecchio solco ).
Ci sono molteplici ragioni che dopo tanti anni di esperienza mi hanno convinto a limitarmi, salvo specifiche richieste alternative, a questa via di accesso: per quanto riguarda l’incisione nel cavo ascellare non viene nascosta come si crede.
Infatti quando le donne si distendono in spiaggia con le ascelle depilate e le braccia aperte, la cicatrice ascellare potrebbe essere più visibile ; inoltre tali cicatrici possono creare disturbi nei movimenti, quando tendessero all’ipertrofia. Altra ragione per la quale non amo la via ascellare è la scarsa visibilità del campo operatorio che non consente una adeguata preparazione della tasca dove alloggiare la protesi e che non consente un approccio ottimale in caso di sanguinamento massiccio o in caso di necessità di re-intervento per risolvere problemi di contrattura capsulare.
Mi è capitato più di una volta di dover re-intervenire per mal posizioni di protesi introdotte per via ascellare e risalite verso il polo superiore.
Quanto alla via periareolare, si ritiene che la sezione della ghiandola mammaria (come è necessario eseguire intervenendo per questa via, dovendo raggiungere i piani sottoghiandolari o sottomuscolari) potrebbe costituire l’antefatto per la formazione di microcalcificazioni che renderebbero dubbie successive immagini strumentali (mammografie o ecografie) utili nella diagnosi precoce del carcinoma mammario. In ultimo, l’impiego di protesi anatomiche a gel coesivo che prediligo per forma e sicurezza, richiedono accessi chirurgici di maggiori dimensioni, come è difficile ottenere negli accessi periareolari in soggetti con areole di piccole dimensioni e questo vale anche, relativamente a queste protesi, per l’accesso ascellare. L’accesso dal solco sottomammario, consente invece di evitare di traumatizzare la ghiandola mammaria, perché ci si passa sotto (come quando si procede dalla via ascellare peraltro), ma consente anche un’ottima visione del campo operatorio e la possibilità di introdurre un qualsiasi tipo di protesi e di qualsiasi dimensione, nonchè di poter realizzare il noto dual-plane che tanto contribuisce ad una estetica naturale. In caso di complicazioni, la possibilità di avere una campo operatorio ben visibile è di fondamentale importanza.










